daniela boscolo

di Elisa Cacciatori
Daniela Boscolo, insegnante di sostegno all’istituto tecnico economico C. Colombo di Porto Viro è nella rosa dei 50 docenti da tutto il mondo che si contendono il prestigioso premio Global Teacher Prize. Già nel 2010 la professoressa è stata insignita del premio nazionale «miglior insegnante dell’anno» con il merito di aver realizzato nell’istituto superiore alcuni progetti di successo nell’ambito dell’inclusione socio-scolastica dei ragazzi con disabilità. La segnalazione al Global Teacher Prize potrebbe valere all’insegnante il premio di un milione di dollari per essere la miglior docente del mondo.

Com’è iniziato questo percorso?

«La scorsa estate sono stata contattata dalla prestigiosa organizzazione che organizza il premio, la Varkey Gems Foundation, a seguito di una segnalazione. Mi è stato richiesto di inviare del materiale che potesse in qualche modo documentare in maniera tangibile la mia attività nell’ambito dell’insegnamento volto all’inclusione sociale. Inizialmente eravamo in 5.000 candidati, poi siamo passati a un numero di 1.300 e oggi siamo in 50».

Qual è il merito che l’ha portata a raggiungere questo importante traguardo?

«Ho creato degli ambienti di lavoro per l’inclusione sociale, una cosa molto sentita soprattutto all’estero. Sono diversi infatti i Paesi in cui esistono ancora le scuole speciali. E c’è una particolare curiosità attorno al mondo, e ancor più attorno all’educazione, nell’ambito della disabilità».

Qual è la particolarità dei progetti che sta portando avanti?

«Si tratta di esperienze che vanno oltre la direttiva nazionale e al metodo della didattica ordinaria. Ho ricreato un supermercato a scuola per coltivare le competenze necessarie a tutti i ragazzi, non solo a quelli con disabilità, per approcciarsi al mondo del lavoro e gestire al meglio il problem solving. Il supermercato era quindi gestito interamente dai ragazzi con disabilità e dai loro compagni. A questo è poi seguito, come conseguenza logica, il progetto “masterchef”, un corso di cucina che ha visto tutti a lavoro, ognuno secondo le proprie capacità, ma tutti insieme”».

Cosa hanno di particolare i progetti che lei propone rispetto a quelli tradizionali?

«Sono convinta che la didattica debba andare ben oltre le lezioni frontali e non mi riferisco solo ai ragazzi con disabilità. Gli studenti di oggi sono abituati alla realtà virtuale e non possono stare in classe a seguire sei ore di lezione frontale. Allo stesso modo, l’aula in cui si fa fisica non può essere la stessa in cui si fa storia; l’ambiente fa la differenza e ogni di materia ha bisogno di un contesto aspecifico. Quello che sto facendo per la disabilità dovrebbe essere fatto per tutti».

Come ha preso la notizia della sua candidatura al prestigioso premio?

«È una cosa immensa, ancora non me ne rendo conto. Ma forse, pensandoci bene, è proprio il numero di telefonate che sto ricevendo in questi momenti a farmi capir la portata della cosa».

L’insegnante quarantottenne, dal 2007 è docente di sostegno e fiduciaria all’istituto tecnico economico Colombo di Porto Viro in Provincia di Rovigo. Originaria di Cavarzere (Venezia), ha avuto i primi contatti con la disabilità all’Ipsia del comune veneziano, realtà in cui era però impegnata come professoressa di inglese. Bisognerà attendere il prossimo 16 marzo, data in cui si terrà il Global Education & Skill Forum di Dubai, per conoscere il nome del vincitore del Nobel degli insegnanti a cui verrà assegnato un premio di un milione di dollari.